Questo quaderno di viaggio è stato concepito per essere il più distante possibile dall’idea di guida che un viaggiatore occidentale acquisterebbe appunto per essere “guidato” attraverso un paese orientale.

La tecnica argomentativa occidentale cerca di ottenere il controllo diretto sulle cose, a volte artigliandole, sia mediante la comprensione sia attraverso l’affermazione. La nostra forma mentis richiede principalmente un contatto frontale, guidata dal senso della linea retta e del sillogismo.
Questa attitudine lineare si trova spesso spaesata dal caratteristico approccio orientale al mondo, nel quale sussiste una valorizzazione indiretta del senso, dell’espressione che si fa allusiva, eterea, silenziosa, fluttuante.

In Mongolia il pensiero deve farsi movimento flessibile, spiraleggiante, circolare come direbbe Zhang Sanfeng il semileggendario fondatore dell’arte taijiquan. L’oggetto non viene posto di fronte al soggetto, ma all’interno di una serie di movimenti concentrici che mirano a serrarlo sempre più da vicino. La finalità è accerchiare, non colpire.

Da queste riflessioni nasce il Carnet che deve essere visto come un contenitore di frammenti e scaglie di pensieri rettilinei, presentati non suddivisi in capitoli o paragrafi, ma ordinati secondo tre principali linee conoscitive.
Ogni frammento può essere avvicinato, sovrapposto o intrecciato con altri in modo da creare un percorso personale per ogni lettore.

Mode d’employ potrebbe essere quello di sfogliarlo con consapevole distrazione quando si è in occidente, per poi riprenderlo quando nella steppa della Mongolia la morfologia del paesaggio e le rotte del viaggio collimeranno con l’impostazione curvilinea dei suoi contenuti. Oppure di farlo lavorare nel deserto del Gobi durante una sosta per il tè, tra polvere di sabbia rossa e l’azzurro metallico del cielo.

Spero allora che la magia della Mongolia aiuti chi legge a intuire la possibilità di continuare a viaggiare anche una volta rientrati in occidente, seguendo, per esempio, le scaglie che portano al Giotto della Cappella degli Scrovegni di Padova o di Santa Maria Novella in Firenze. Oppure ancora alle grotte preistoriche di Lascaux in Francia come ai mosaici libici di Sabrata.
Se ciò avverrà sarà per me motivo di soddisfazione perché con molta probabilità avrò acquisito un amico.

Marco

 

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